Centerbe (anche Centerba o Cianterba)

Gli amanti della letteratura, in particolare di quella francese, sanno quale fu il ruolo dell’Assenzio nella genesi di autentici capolavori quali les Fleurs du mal di Baudelaire. Divenuto elemento essenziale e simbolo dell’estetica bohémienne, proprio per gli eccessi a cui venne costantemente associato, l’Assenzio, detto anche Fata verde, venne messo al bando e riabilitato in Italia solo a partire dagli anni ’90 del Novecento.
In pochi sanno che, in Italia, esiste un liquore che non ha nulla da invidiare all’Assenzio in termini di gradazione alcolica ma la cui produzione, al contempo, affonda le radici nella tradizione popolare delle montagne d’Abruzzo.
E’ il Centerbe o Centerba, un liquore tipico abruzzese, prodotto con  una miscela di erbe (la tradizione vuole cento) antisettiche e digestive dell’appennino: viene prodotto mediante una lenta infusione, in assenza di umidità e a temperatura costante, di erbe spontanee diffuse sulla Maiella Madre e sul monte Morrone, raccolte ancora oggi a mano, come vuole la secolare tradizione.
Si narra che decisivo fu anche il contributo dato alla creazione del Centerbe dai frati e suore che vissero in Abruzzo (e in particolare nell’Abazia di San Clemente a Casauria) nel corso dei secoli, visto che spesso, nella storia, furono proprio i religiosi a specializzarsi nella preparazione di amari, digestivi e preparati vari.
Il centerbe inizia ad essere ufficialmente prodotto dal 1817 proprio a Tocco di Casauria per merito di uno speziale, Beniamino Toro, che lo produce e lo vende nella sua farmacia del paese, posto elle estreme propaggine appenninica della provincia di Pescara. Per le sua elevata gradazione alcolica, che si supponeva potesse proteggere da infezioni e batteri, era utilizzata per combattere le epidemia di colera che scoppiavano ricorrenti nel regno di Napoli, regno di cui Tocco di Casauria in quegli anni faceva parte. Se ne trova traccia, in particolare,  Ne “Gli ultimi 90 giorni del 1836, ossia il colera in Napoli” (epidemia che nel 1837 fece anche una vittima illustre, Giacomo Leopardi) in particolare nel Racconto denominato “Il morto perduto” in cui, al protagonista viene offerto da un ignoto acquavitaro incrociato per strada “un gran bicchiere di centerba senza essergli chiesto, secondo l’andato costume“.
Ancora oggi il Centerbe viene prodotto a Tocco di Casauria su licenza della famiglia Toro.

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