Mostra a Monastero Bormida

 

L’11 giugno 2011 al Castello medievale di Monastero Bormida sarà inaugurata la mostra site-specific “Dal resto del mondo…”. L’evento si svolgerà in concomitanza con l’apertura del Festival popolare della culturaVenghino, signori, venghino”, organizzato dall’associazione culturale Masca in Langa, una realtà creativa del territorio della Valle Bormida. Ed è stato proprio questo territorio il filone di ricerca per quattro giovani artisti Bruno Geda, Silvia Giambrone, Yael Plat e Alberto Scodro.

La Valle Bormida (il cui omonimo fiume è stato recentemente bonificato, consentendo la ripresa di numerose attività legate al corso d’acqua) è una valle in via di trasformazione. Negli ultimi anni, in controtendenza rispetto a luoghi simili e a periodi precedenti, si è ripopolata: i vecchi abitanti hanno fatto ritorno ai paesi originari e numerosi nuovi residenti si sono stabiliti nella valle.

Cosa offre oggi la Langa grama, ruvida e antica, narrata da Monti e Fenoglio? Cosa cercano, cosa sognano, cosa costruiscono gli abitanti – nuovi e vecchi – di un territorio che via via muta? Come le colture del vino e della nocciola, i pascoli e le tradizioni contadine sono diventate fonte di business e a che prezzo? Le tradizioni rappresentano una zavorra o sono piuttosto il punto di forza di una riscoperta del sé collettivo? Quale futuro è immaginabile?

Queste e altre le domande poste agli artisti durante il loro periodo di residenza (dal 28 aprile all’8 maggio 2011), ai quali non è stato richiesto di indovinare le risposte, quanto piuttosto di farsi depositari di suggestioni e di immaginare una serie di lavori che contengano l’identità della valle, che la raccontino e la rappresentino… Occhi esterni per analizzare un paesaggio in trasformazioneseppure così tradizionale. Uno sguardo nuovo che parte dall’esperienza della residenza e ritorna, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, ai cittadini e ai visitatori.

La drammaturgia dell’arte diviene elaborazione di una serie di dati/fatti/eventi/presenze che, attraverso il lavoro degli artisti, ritorna alla comunità. La chiacchiera, il confronto, la conoscenza, la convivialità, la partecipazione a momenti collettivi e abitudini scandite da nuovi e vecchi ritmi sono stati gli strumenti per la ricerca condotta dai quattro giovani artisti che restituiscono la narrazione di un luogo in trasformazione, creandone una vera e propria antologia emozionale. Il progetto espositivo si configura come un’azione emotiva sulla valle e i suoi abitanti.

Un programma artistico che rifiuta di essere calato dall’alto in maniera discontinua e frammentata, una mostra che non potrebbe stare da nessun’altra parte, che perderebbe il senso se posta in altri luoghi. Un disegno culturale – realizzato per la Valle Bormida con la complicità e la partecipazione dei suoi abitanti – che si inserisce su un territorio specifico, ne narra le ecologie e le caratteristiche, ma che non resta chiuso su sé stesso. Al contrario: si apre, trova spazio in una mostra che è un racconto per chi vive la valle e per chi l’attraversa, per chi la visita e per chi la abita. Attraverso le opere degli artisti la narrazione diventa universale, si serve dei codici dell’arte contemporanea, per definizione in grado di superare i contesti, i confini e i limiti che vengono decifrati attraverso le emozioni, i sentimenti, il pensiero.

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