Parco Capanne di Marcarolo

Parco Capanne di Marcarolo

Immediatamente a ridosso del genovesato, nel cuore dell’appennino ligure (anche se interamente in territorio piemontese), sorge il parco delle Capanne di Marcarolo, istituito tramite una legge della regione Piemonte a partire dal 1991.
La genesi del parco fu piuttosto sofferta, a causa del malcontento delle popolazioni locali che riuscirono a ridurre il territorio del parco dai 12.000 ettari iniziali agli attuali 8.000: i territori interessati ricadono nei territori comunali di Bosio,Casaleggio Boiro, Lerma, Mornese, Tagliolo Monferrato e Voltaggio, tutti come detto in provincia di Alessandria.
Il fascino del parco non è legato a particolari monumenti storici o bellezze naturali, ma deriva dal legame ancora intatto con la storia e le tradizioni contadine e da un’eccezionale biodiversità: il Parco rappresenta un unicuum, l’appennino a pochi chilometri in linea d’aria dal mar Ligure a sud e dalla pianura padana a nord. Ecco quindi che in poche centinaia di metri possono alternarsi ambienti tipicamente mediterranei sul versante sud e praterie alpine spazzate dai venti sui crinali esposti a nord.
Particolarmente caro ai genovesi che da sempre vengono da queste parti ‘in villeggiatura’ estiva, il parco rappresenta una preziosissima risorsa idrica grazie ai numerosi corsi d’acqua e agli invasi che alimentano gli acquedotti che dissetano il capoluogo ligure: i laghi della Lavagnina, Badana, Lungo, Bruno sono tutti visitabili grazie a comodi sentieri di accesso e, in alcuni casi, sono una valida alternativa alle affollate spiagge estive (naturalmente con molta prudenza). Originariamente le acque del parco ricadevano sul versante padano andando ad alimentare il Po: per trasferirle verso gli acquedotti liguri fu costruita una galleria di 2 chilometri che ha modificato per sempre il regime idrico di queste zone.
Il territorio protetto è compreso tra i 335 metri dei laghi della Lavagnina e i 1.172 metri del monte delle Figne, la cima più alta, straordinario punto panoramico insieme al monte Tobbio (1.092) con vista sulla pianura, sulle Alpi (nelle giornate buone dal pizzo d’Ormea al Monviso, dal monte Rosa sino alle cime al confine tra Lombardia e Trentino) e sul mare.
Tra i luoghi da visitare il Santuario delle Benedicta, nei pressi di Bosio, dove nell’aprile del 1944 i nazifascisti trucidarono 147 partigiani che operavano nella zona suddivisi in due brigate, la Brigata autonoma Alessandria e la terza brigata Garibaldi.

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