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Nata presumibilmente nel 1046 da Bonifacio di Canossa e Beatrice
di Lorena, Matilde di Canossa eredita i possedimenti paterni (che si
uniranno a quelli di Goffredo di Lorena) vantando così il
controllo di un vastissimo territorio che comprende gran parte
della pianura emiliana e veronese, la Tuscia e la zona
appenninica del reggiano. Dopo un breve matrimonio con Goffredo
il Gobbo, Matilde entra prepotentemente alla ribalta della
storia schierandosi apertamente a fianco del papato durante la
durissima lotta fra questo e l’impero. In qualità di cugina in
seconda dell’imperatore Enrico IV, in seguito alla scomunica a
questo inflitta nel 1073 dal papa Gregorio VII, Matilde funge da
elemento riconciliatore tra le due massime istituzioni con
l’apice del celeberrimo incontro del gennaio 1077 presso il
castello di Canossa, in cui tradizione vuole che Enrico IV abbia
dovuto umiliarsi di fronte a Gregorio VII per ottenere il ritiro
della scomunica.
L’intensa e sincera religiosità di Matilde è comprovata dalle
numerose pievi presenti sul territorio: si tratta di piccole
chiese costruite con blocchi di arenaria, caratterizzate da
elementi architettonici ‘proto-romanici’ quali capitelli,
portali e bifore, non di rado sorte per iniziativa diretta della
contessa. Pur risultando nella maggior parte dei casi fortemente
modificate da successive ricostruzioni, le pievi matildiche,
inserite in contesti naturali unici, conservano intatto il
fascino di un’intensa spiritualità.
Ancor più delle pievi il territorio dell’alto reggiano risulta
fortemente caratterizzato dai suoi tanti castelli: si tratta
perlopiù di ciò che rimane della tripla cerchia concentrica che
costituiva l’impenetrabile struttura difensiva dei possedimenti
matildici. La prima cerchia stringeva tra loro le rocche situate
nella pianura padana, quali Albinea e i quattro castelli intorno
a Bianello, che a loro volta proteggevano un secondo cerchio di
manieri appenninici costruiti in modo da potersi controllare a
vista tra loro: si tratta di castelli quali Canossa (chiunque vi
si rechi potrà comprendere quanto la vista di cui si gode
potesse costituire un enorme rassicurazione per le forze
matildiche), Rossena, Baiso. Il centro di questa potente
struttura difensiva era il castello delle Carpinete, arroccato a
805 m. di altezza sulla vetta del monte Antognano: forse per
questo si dice fosse uno dei preferiti di Matilde.
Dopo il 1077 Matilde dovette fare i conti con la reazione di
Enrico IV che la privò dei domini concessile per investitura
imperiale, con conseguente insorgere di città quali Mantova,
Lucca, Modena e Parma. I territori le vennero restituiti solo
con l’ascesa al soglio imperiale di Enrico V e la conseguente
reinvestitura del 1111: i rapporti tra Matilde e il neo
imperatore, così come tra l’impero e il papato, andavano ormai
riconfigurandosi in vista del concordato di Worms. Matilde però
uscì dalle luci della ribalta ritirandosi a vita più isolata a
San Benedetto Polirone, dove morì nel 1115 forse in conseguenza
della gotta. Dal 1635 riposa a San Pietro nel sepolcro scolpito
per lei dal Bernini. |