Di tutti i luoghi toccati dagli itinerari matildici Canossa è sicuramente il più famoso e probabilmente il più suggestivo: tale fu l’importanza di questi luoghi a cavallo tra la fine dell’XI e l’inizio del  XII   secolo  che,  ancora  oggi,  un  atmosfera
particolare pare scaturire dalle rovine del castello che vide la luce intorno al 950 per iniziativa di Atto Adalberto.

Si rassegnino quindi gli amanti di rocche e manieri di cui i nostri territori pur abbondano: qui non troveranno mura né merlature ben conservate da ammirare. E’ una diversa suggestione quella che colpisce il visitatore: lo sperone di arenaria bianca che ospita oggi ciò che resta del castello di Canossa, maniero matildico per eccellenza, sembra fondersi con i ruderi abbarbicati sulla cima e tutto sembra parlarci di ciò che fu.

COME ARRIVARE AL CASTELLO DI CANOSSA

Il castello di Canossa si trova a Canossa, lungo la statale 73 in località Castello.
È possibile arrivare al castello da Reggio Emilia, che dista 25 km circa, percorrendo la SS63 fino a Rivalta, quindi imboccando la strada provinciale 23 fino a Montecavolo e quindi proseguendo verso il castello attraversando Salvarano e Bedogno.
Da Parma, distante circa 35 km, si arriva a Canossa percorrendo la strada provinciale 513r fino a San Polo d’Enza, quindi utilizzando la strada provinciale 73 fino al castello.

IL CASTELLO DI CANOSSA OGGI

Come detto l’attuale sito ospita ciò che resta dopo le tante distruzioni (la più devastante nel 1255 ad opera dei soldati del comune di Reggio), le ricostruzioni e i crolli della stessa struttura di arenaria che sorregge il castello: si pensa che originariamente il possedimento matildico avesse superficie perlomeno tripla rispetto all’attuale.

Sulla destra rispetto all’ingresso del sito si trova il museo ‘Naborre Campanini’ che ospita i resti rinvenuti durante gli scavi attorno a Canossa: oltre ad un’interessante ricostruzione della costruzione originaria è possibile ammirare uno stupendo fonte battesimale rinvenuto durante gli scavi e originariamente ospitato nella chiesa di Sant’Apollonio che Atto Adalberto fece costruire insieme alla Rocca.

Il museo ospita inoltre il prezioso libro scritto nell’XI secolo dal monaco tedesco Donizone, vissuto proprio a Sant’Apollonio, che volle narrare la vita della contessa.

Perché si dice andare a Canossa
E’ arcinota la ragione della grande fama del castello e della rupe di Canossa: qui nel gennaio 1077, durante il periodo storico che viene definito Lotta per le investiture (dall’atto di nomina dei vescovi, investitura appunto, che era conteso tra papato e impero) l’Imperatore Enrico IV, dopo essere stato scomunicato per aver nominato autonomamente dal papato alcuni vescovi, venne a chiedere il perdono a Papa Gregorio VII. L’episodio vide la decisiva partecipazione di Matilde di Canossa, cugina di Enrico, nonché grande sostenitrice del papato, come intermediaria. L’episodio fu talmente importante che l’espressione “andare a Canossa” è divenuta proverbiale in più di 30 lingue differenti.

In un altro mese di gennaio, stavolta nel 1502, con il castello in mano agli Estensi, Ludovico Ariosto venne inviato a Canossa come capitano da Ercole I d’Este: da questo soggiorno, prolungatosi fino al giugno 1503, oltre al figlio Giovanbattista avuto dalla domestica reggiana Maria, Ariosto trasse ispirazione per ambientare la Rocca di Atlante nel suo Orlando Furioso.

Biglietti di ingresso
Intero: 4 € (3€ se si è in possesso del biglietto di ingresso per il castello di Rossena)

Informazioni
UIT Terrematildiche e Biglietteria Castello di Canossa
cell. 366.2287340
Mail:  uit.terrematildiche@gmail.com

CASTELLO DI CANOSSA
tel. 0522.877104 – 366.2287340
Sito internet del castello