A metà del 1350 la Toscana settentrionale era letteralmente il centro del mondo conosciuto: le ricchezze derivanti dal commercio erano favorite dalla posizione di passaggio della regione, lungo la via Francigena, tra il settentrione italiano ed europeo e Roma. Inoltre alcuni avanzati sistemi di tassazione dei propri cittadini garantivano a Firenze e Siena una notevole prosperità economica. Prova inequivocabile di tutto ciò è la produzione artistica di quel periodo, che portò la Toscana, con Firenze in particolare, ad essere la vera e propria culla del Rinascimento. Ma tra gli splendori del Rinascimento ed il secolo XIV un evento segnò in modo profondissimo la società di quegli anni: la “Morte Nera”, ovvero la Grande Peste del 1348.

LA PESTE NERA A SIENA E IN TOSCANA

Tutti i centri abitati europei furono letteralmente travolti dalla peste, perdendo anche la metà della popolazione, ma Siena, in particolare, non riuscì mai a riprendersi dalla devastazione: la Grande Peste segnò, di fatto, l’inizio della decadenza della città e il suo assoggettamento a Firenze.
Perché? Una serie di concause determinarono la fine della potenza senese: la sua posizione molto all’interno della Toscana, la scarsità di acque superficiali, la dipendenza dagli scambi agricoli con i territori fuori le mura, la mancanza di ricchezze accumulate che la città spese completamente per finanziare le guerre prima dell’epidemia. La popolazione di Siena, che prima dell’epidemia sfiorava le 50mila unità, crollò: sarebbero stati necessari 600 anni perché tornasse ai numeri toccati prima della grande epidemia.

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