Immaginate tre acquisti fatti nello stesso autunno. A settembre una montatura rotonda e sottile, identica a quella vista su un’attrice in un’intervista. A ottobre una frangia piena e dritta, perché è tornata di moda. A novembre sopracciglia ridisegnate con un arco alto e deciso, sulla scia dei tutorial. Ogni scelta, presa da sola, è ragionevole.
Messe insieme sullo stesso viso, però, possono dare un risultato strano: lo sguardo sembra più stanco, la fronte sparisce, gli zigomi si perdono. Il guaio sta nel fatto che nessuno dei tre è stato scelto guardando la struttura del viso su cui andava appoggiato.
In questo approfondimento vediamo cosa si osserva quando si parla di forma del viso, perché conviene farlo con un procedimento preciso e come quel risultato si traduce nelle scelte di tutti i giorni.
Tre errori che si somigliano
I tre errori dell’esempio hanno una radice in comune: si copia un modello senza chiedersi quale forma avesse il viso di chi lo portava.
Con gli occhiali è facile capirlo. Una montatura rotonda su un viso già tondo raddoppia le curve e lo fa sembrare più largo. Una montatura rettangolare molto stretta, su un viso lungo, lo allunga ancora. E una montatura più larga del punto più ampio del viso lo fa sembrare più piccolo di quanto sia, e sposta l’attenzione sugli occhiali invece che sullo sguardo.
La frangia è l’altro caso classico. Su una fronte bassa, una frangia pesante e dritta taglia il viso a metà e accorcia la parte superiore, già corta di suo. Sulla stessa fronte, una frangia leggera e aperta ai lati lascia respirare la parte alta del viso. Su un viso lungo con fronte alta, invece, la frangia piena accorcia la fascia superiore.
Le sopracciglia sono le più insidiose, perché cambiano l’espressione. Un arco molto alto su occhi già distanti dalle sopracciglia dà un’aria sorpresa; una linea molto dritta su un viso squadrato rende ancora più evidenti gli angoli della mandibola. Può capitare di accorgersene solo nelle foto o riguardandosi allo specchio dopo qualche giorno.
Cosa si osserva davvero
Parlare di viso “tondo” o “squadrato” è comodo, ma dietro queste etichette c’è una serie di misure.
La prima riguarda le proporzioni verticali. Nei canoni neoclassici delle proporzioni del volto il viso si divide in tre fasce: dall’attaccatura dei capelli alla linea delle sopracciglia, dalle sopracciglia alla base del naso, dalla base del naso al mento. Nel canone le tre fasce hanno la stessa altezza. Su un viso reale può prevalere una delle tre, ed è questa differenza che guida le scelte: una fronte alta, un terzo centrale lungo, un mento corto.
La seconda riguarda la larghezza. Il viso si divide in cinque parti uguali, ciascuna larga quanto un occhio: nel canone la distanza tra gli angoli interni degli occhi è pari alla lunghezza di un occhio. Da qui si capisce se gli occhi sono ravvicinati o distanti, informazione che serve per la montatura e per il punto in cui far cominciare le sopracciglia.
Poi ci sono il punto più largo del viso (fronte, zigomi o mandibola), il rapporto fra lunghezza e larghezza complessive e le linee dominanti. Un viso con mandibola angolare e zigomi netti ha linee dritte; uno con guance piene e mento arrotondato ha linee curve. Due persone con proporzioni simili possono avere linee opposte, e quindi stare bene con accessori diversi.
I canoni, però, descrivono un modello e non la media dei visi. Uno studio pubblicato su Head & Face Medicine nel 2015 li ha controllati su 168 studenti di odontoiatria sauditi tra i 20 e i 24 anni (93 uomini e 75 donne), descritti come di aspetto gradevole. La regola secondo cui la distanza tra gli occhi è pari alla larghezza del naso era rispettata solo nel 6,5% degli uomini e nel 33,3% delle donne, e i tre terzi del viso non risultavano uguali: il terzo inferiore era più lungo di quello centrale nel 91,4% degli uomini e nell’88% delle donne.
Anche il rapporto fra distanza degli occhi e lunghezza di un occhio non teneva: la distanza fra gli occhi era maggiore nel 55,9% degli uomini e nel 74,7% delle donne. Lo stesso articolo ricorda che sui nordamericani bianchi studiati da Leslie Farkas il canone fra occhi e naso risultava valido nel 40,8% dei casi. La forma del viso, quindi, è una descrizione. Non una pagella.
Perché serve un metodo
La valutazione a occhio ha un limite: un dettaglio vistoso può coprire la struttura. Con le guance piene si può pensare di avere un viso “tondo” anche se il viso è lungo, e con la mandibola marcata si può credere di avere un viso squadrato quando la parte più larga è la fronte.
Le fotografie, che sembrerebbero oggettive, peggiorano le cose se scattate da vicino. Un lavoro di Boris Paskhover (Rutgers New Jersey Medical School) e Ohad Fried (Stanford), uscito su JAMA Facial Plastic Surgery nel 2018, ha calcolato che un selfie scattato a circa 30 centimetri dal volto fa apparire la base del naso circa il 30% più larga rispetto a un ritratto fatto a un metro e mezzo. Se il naso si allarga, cambiano anche i rapporti tra centro e lati del viso, e ogni valutazione sulla forma parte già falsata.
Lo stesso limite può riguardare le applicazioni che promettono di riconoscere la forma del viso da una foto frontale fatta con il telefono. Un procedimento strutturato parte invece da misure prese sulla persona. Un esempio di metodo di lettura del volto è quello descritto sul sito di una consulente d’immagine: con un metro da sarta e strumenti professionali si esaminano i tre terzi verticali e i cinque quinti orizzontali, le caratteristiche del profilo, le eventuali asimmetrie e le linee predominanti, curve e morbide oppure angolari e decise.
Le forme di riferimento elencate sono otto: ovale, tondo, quadrato, cuore, diamante, triangolo invertito, oblungo e triangolo. La stessa fonte sostiene che la struttura ossea del viso non cambia nel tempo, e che per questo l’analisi si fa una sola volta.
Se volete provare un primo rilievo a casa, servono due condizioni: capelli completamente raccolti e una foto frontale scattata da almeno un metro e mezzo, con il telefono all’altezza degli occhi. Su quella foto si possono tracciare le linee orizzontali delle tre fasce e confrontare la larghezza di fronte, zigomi e mandibola. Resta un’approssimazione, utile per orientarsi.
Dalla misura alle scelte quotidiane
Ecco alcuni suggerimenti per orientarsi sulle scelte quotidiane.
La montatura
Un criterio è il contrasto con le linee dominanti. Un viso con linee curve si equilibra con montature dalle forme più geometriche, rettangolari o squadrate con angoli morbidi. Un viso con linee dritte, al contrario, si addolcisce con montature ovali o rotonde.
Contano anche le proporzioni. Il bordo esterno della montatura dovrebbe arrivare più o meno all’altezza del punto più largo del viso, senza superarlo di molto. Se il terzo centrale è lungo, una montatura con lenti alte copre parte di quella fascia e la accorcia. Se il viso è a cuore, con fronte ampia e mento sottile, le montature con la parte inferiore più marcata, o prive di cerchio sotto la lente, spostano l’attenzione verso il basso. Per chi ha gli occhi ravvicinati aiuta un ponte chiaro o sottile, che visivamente allarga lo spazio tra le lenti.
Qui entra in gioco anche il profilo, che nelle valutazioni fatte solo di fronte si perde. Quando la radice del naso è bassa, cioè poco sporgente tra gli occhi, una montatura con il ponte fisso può scendere fino ad appoggiare sugli zigomi e sollevarsi quando si sorride. I modelli con naselli regolabili permettono di cambiare l’altezza a cui la montatura poggia sul naso. È un dettaglio da provare dall’ottico prima di scegliere il colore o la forma.
La frangia
La frangia è lo strumento più diretto per intervenire sul terzo superiore. Con una fronte alta, una frangia piena riporta equilibrio tra le tre fasce. Con una fronte bassa è meglio una frangia sottile, sfilata o aperta a tendina, che lascia intravedere la pelle. Nei visi a diamante, con zigomi larghi e fronte stretta, una frangia che si allarga ai lati compensa la parte superiore. Nei visi squadrati le frange lunghe e laterali ammorbidiscono gli angoli della mandibola.
Le sopracciglia
Per le sopracciglia il riferimento classico sono i criteri di Westmore, ripresi nella rassegna “The Ideal Eyebrow: Lessons Learnt From the Literature” pubblicata nel 2021 su Aesthetic Plastic Surgery. L’inizio sta sulla stessa verticale dell’angolo interno dell’occhio e del bordo esterno dell’ala del naso. Il punto più alto dell’arco cade sopra il bordo esterno dell’iride. La fine si trova lungo la linea obliqua che unisce l’ala del naso all’angolo esterno dell’occhio. Le due estremità, secondo gli stessi criteri, stanno alla stessa altezza. Con una matita appoggiata al viso si possono tracciare tutti e tre i punti.
Dentro questo schema la forma cambia in base al viso. Un arco più marcato allunga un viso tondo, mentre sul viso lungo una linea più orizzontale, che accorcia visivamente la distanza tra fronte e mento. Con gli occhi ravvicinati, far cominciare le sopracciglia qualche millimetro più all’esterno apre lo sguardo; con gli occhi distanti vale il contrario.
Un’indicazione pratica per chi va dall’estetista o fa da sé: prima di togliere peli, conviene disegnare la forma con la matita e guardarsi da almeno un metro di distanza, con la luce naturale di una finestra. Un pelo tolto per sbaglio non si rimette al suo posto il giorno dopo: la matita, invece, si cancella con un dito.
















